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“Festa di…”: significati e protagonisti dell’8 maggio

«Ritengo che non ci sia modo migliore per introdurre l’odierna solenne cerimonia se non ripetere le significative parole che si leggono all’ingresso superiore della Basilica: “Terribile e meraviglioso è questo Luogo; questa è la Casa di Dio e la Porta del cielo”. Desta meraviglia constatare cosa ci abbia concesso la misericordia divina eleggendo la Sacra Grotta a tempio della Sua dimora tramite la presenza e l’azione del Principe degli angeli. Desta meraviglia che questa devozione abbia attraversato i secoli rimanendo intatta nella fiducia e nella considerazione dei pellegrini e visitatori di ogni tempo e di ogni luogo; destano meraviglie i monumenti e le opere erette dall’uomo, aumentandone il valore anche nel campo della cultura e dell’arte. Ogni anno l’8 maggio rinverdisce, nell’antico racconto delle apparizioni di san Michele, l’orgoglio di questa Città, nata per fare da corona e custodia ad un luogo sacro consacrato dallo stesso Angelo».

Questo breve passaggio, estratto dal saluto del rettore, p. Ladislao Suchy, all’inizio della solenne Concelebrazione eucaristica dell’8 maggio, sintetizza pienamente il significato e l’importanza della “Festa di maggio”: festa di fede, per la lode e il ringraziamento all’Altissimo; festa di epifania, in quanto si commemorano le manifestazioni dell’Arcangelo; festa della Città di Monte Sant’Angelo, che ricorda i suoi natali; festa dei pellegrini, i quali da secoli interi giungono penitenti e queruli nella Sacra Spelonca.

Una “festa di famiglia”: fedeli e devoti, infatti, attratti dal messaggio di san Michele, si uniscono come una grande famiglia che percorre le strade di questo mondo con lo sguardo rivolto alla beatitudine celeste, alla meta della santitĂ .

Per questo, e in preparazione al grande evento che si terrĂ  a Roma dal 22 al 26 giugno, la  novena di preparazione ha avuto come tema “San Michele, difensore della famiglia”.

«La famiglia è oggetto di un violento attacco del maligno, in quanto essa rappresenta le fondamenta della societĂ  e della Chiesa stessa»: questo il presupposto dal quale p. Antonio Cofano ha sviluppato e offerto alle ComunitĂ  ecclesiali, locali e diocesane, convenute in Basilica, le sue meditazioni. Con uno stile immediato ed empatico, il predicatore francescano ha portato esempi concreti e suggerito soluzioni «alla portata di tutti» inerenti alla vita familiare, all’educazione dei figli, al rispetto genitoriale, alla considerazione dei nonni, nell’ottica della fede e della santitĂ .

L’ultimo giorno della novena si è caratterizzato anche per la conclusione di uno speciale cammino-pellegrinaggio: il santuario garganico, infatti, è stato la tappa finale del viaggio, lungo oltre 1500 km, di Matteo Gamerro. Un’iniziativa, intitolata “Si può fare”, particolarmente suggestiva in quanto il protagonista è affetto da Sclerosi multipla: a bordo di una joelette (un mezzo a metĂ  tra un carrello e una bicicletta) e sostenuto da quattro persone, egli ha voluto percorrere la Via Francigena per “raccontare” un viaggio ancora piĂą bello, «chiamato vita: qualcosa di stupendo di cui nessuno ha il diritto di sprecarne neanche un secondo».

Nel pieno della guerra in Ucraina, il Pastore di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo, mons. Franco Moscone, pronunciando l’omelia nella Eucaristia dell’8 maggio, ha citato san Michele, indicandolo come Colui che può insegnare all’umanitĂ  ad «armarsi di Cristo e del suo vangelo: ossia le armi delle beatitudini, della misericordia, dell’accoglienza e della solidarietà». E, citando papa Francesco, ha auspicato che si cancelli «la guerra dalla storia dell’umanitĂ  prima che sia la guerra a cancellare l’umanitĂ  dalla storia».

La solenne giornata è stata conclusa da mons. Domenico D’Ambrosio, Arcivescovo emerito di Lecce e giĂ  Pastore della Diocesi sipontino – garganica: «Rendo grazie al Signore per il dono di questa Eucaristia nel luogo sacro a san Michele e alla devozione di tutti noi che siamo legati da un singolare rapporto con il Principe degli Angeli: io penso che, forse, insieme al latte di mia madre ho bevuto anche la devozione a san Michele». Non una semplice devozione al potente Arcangelo, ma «una sicura e forte presenza che ha accompagnato tutto il mio itinerario sacerdotale ed episcopale: Egli garantisca a tutti noi la sua costante protezione» perchĂ© «forti di questo patrocinio singolare, possiamo sentirci impegnati a manifestare con la nostra vita il primato è l’assoluto di Dio nella nostra esistenza».

Raffaele di Iasio

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