“Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati”: questo il tema che caratterizza la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026 (18 – 25 gennaio).
Nelle Sacre Scritture, l’appello di Dio all’unità emerge fin dai tempi più remoti. A partire dall’Antico Testamento, la supplica di Abramo a Lot evidenzia il desiderio divino di pace e armonia tra i fedeli: “Noi siamo come fratelli e quindi non ci devono essere liti tra me e te, né
tra i miei e i tuoi pastori” (Genesi 13, 8). I Salmi celebrano la bellezza dell’unità tra i membri del popolo di Dio, dichiarando: “Come è bello e piacevole che i fratelli vivano insieme” (Salmo 133 (132), 1). Nel Nuovo Testamento, Gesù Cristo eleva il concetto di unità a una dimensione
spirituale, rispecchiando in essa la profonda relazione tra lui e il Padre.
Il 21 gennaio nella Celeste Basilica si è svolta la Celebrazione ecumenica, presieduta da mons. Franco Moscone, alla quale hanno partecipato tutte le Comunità ecclesiali di Monte Sant’Angelo.
Si è trattato di una liturgia che si è ispirata alla “luce” e alla fede. Per questo, il gesto dell’accensione delle candele e la professione del Credo hanno simboleggiato l’uno il desiderio di far risplendere la fiamma della riconciliazione, l’altra la comunione delle Chiese cristiane nel nome di Gesù Salvatore: «Tutte le chiese cristiane – ha affermato l’Arcivescovo nella sua riflessione – riconoscono nel Signore il Figlio di Dio, il Salvatore del mondo, sceso in terra per salvare l’umanità e redimere l’intera creazione. Questa è la grande unità, la luce che illumina ogni cristiano in questo mondo e lo fa discepolo di Dio Gesù».
In rappresentanza della Chiesa ortodossa rumena, è intervenuto p. Ionut Badescu, della Comunità di Foggia: commentando alcuni passi della Lettera agli Efesini, il religioso ha sottolineato che «l’unità non si riduce all’uniformità, ma esprime la comunione misericordiosa tra i fedeli, fondata sulla loro partecipazione alla medesima vita divina». E ha aggiunto che per tale motivo l’apostolo «lega indissolubilmente il corpo, lo spirito e la speranza: tre dimensioni di un’unica realtà salvifica».
L’incontro è terminato con l’invito del Pastore a rifugiarsi sempre nella preghiera: «Ecco, ricordiamoci che, quando sentiamo divisione, fermiamoci e preghiamo».
Contributi fotografici: Leonardo Ciuffreda























Scrivi un commento