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“San Michele vigila e collabora”: parole e immagini dell’8 maggio

La Festa liturgica di maggio commemora le Apparizioni di San Michele al Vescovo Lorenzo Maiorano che diedero vita alla millenaria storia del culto all’Arcangelo e del suo santuario sul Gargano.

Era l’8 maggio del 490, infatti, quando il Messaggero di Dio si manifestò al presule sipontino proferendo queste parole: «Io sono l’Arcangelo Michele, e sono sempre alla presenza di Dio. La Grotta è a me sacra ed io l’ho scelta. Dove si spalanca la roccia, là saranno cancellati i peccati dell’uomo». 

In molte altre occasioni San Michele rese “visibile” la sua presenza e fece sentire la sua vicinanza al popolo.

In ossequio e nel rispetto delle norme di prevenzione del contagio del coronavirus, il programma di questo solenne giorno ha previsto una sola celebrazione eucaristica, presieduta da Mons. Franco Moscone: le immagini dense di colori, di uomini e donne, di segni devozionali, che hanno caratterizzato la festività dell’8 maggio negli scorsi anni, oggi hanno lasciato il posto ad una veduta della Grotta vuota e austera, apparentemente “abitata” solo dal Pastore e dai sacerdoti concelebranti. Non vi erano, infatti, fedeli presenti fisicamente, ma l’incredibile partecipazione attraverso i canali streaming ha riempito la Sacra Spelonca delle preghiere e delle suppliche di un intero popolo.   

Lo stesso saluto iniziale del rettore, P. Ladislao Suchy, ha aperto lo sguardo su tutto il grande mondo di devoti di San Michele che in questo Luogo hanno sempre trovato il riferimento sacro e la consolazione per la loro vita e per il loro cammino.

Nella sua omelia, poi, l’Arcivescovo ha sottolineato la straordinaria relazione tra il drammatico periodo causato dall’epidemia e le Sacre Scritture. Nel testo del profeta Daniele si legge, infatti: “Vi sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato dal sorgere delle nazioni fino a quel tempo; in quel tempo sarà salvato il tuo popolo”

«Quel popolo è l’intera umanità, credente e non credente, sana o ferita, sicura o in difficoltà che Dio sorregge attraverso delle mediazioni: e la mediazione che celebriamo quest’oggi è quella dell’Arcangelo Michele». L’opera del Principe Celeste è quella di vigilare e di collaborare: «Il vigile è colui che dà sicurezza e che allerta nel momento del pericolo; chi collabora, opera in ausilio e in comunione. Michele, dunque, vigila su di noi e collabora con Dio alla nostra protezione e libertà».

Padre Franco ha, però, posto l’accento anche sulla responsabilità di ogni uomo nel progetto della salvezza ed ha evidenziato due attegiamenti che soprattutto in questo momento sono particolamente urgenti: la saggezza e la giustizia. «Essere saggi significa impare da quanto sta succedendo, dalla storia e dagli avvenimenti perché, anche attraverso le difficoltà Dio educa: non dobbiamo dimenticare le lezioni di questi giorni che apparentemte ci hanno separati, ma che in realtà ci hanno dimostrato la solidarietà e l’impegno verso gli altri. Essere giusti rimanda al dovere di ricordare che la “zizzania” è sempre presente nel mondo nelle forme della malavita, della criminalità e del sopruso, “virus” sociali, civili e spirituali che rovinano il mondo e la Chiesa».

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